Lo spettro autistico è stato oggetto di numerosi studi per determinarne le caratteristiche peculiari che ne permettessero la diagnosi; sono state indagate le cause organiche, ambientali, educative, alimentari o chimiche che potessero esserne alla base; sono state elaborate metodologie educative per favorire l’apprendimento e la socialità e messi a punto strumenti diagnostici che potessero intercettare, in età il più possibile precoce, gli indicatori salienti, così da anticipare l’impegno e ottenere i risultati migliori. La Teoria Polivagale di Porges spiega il funzionamento del nostro sistema nervoso autonomo ripercorrendo la storia evolutiva dell’uomo. Le strutture più arcaiche del cervello, quelle che condividiamo con i rettili, hanno fornito il substrato fisico alla percezione della sicurezza e del pericolo e permesso le risposte comportamentali funzionali alla situazione specifica: immobilizzazione/freezing e recupero. Attacco e fuga si resero possibili invece dall’attivazione degli organi coinvolti nel sistema simpatico. Ma nella filogenesi, dai mammiferi in poi, il nervo vago ha assunto una nuova funzione, gerarchicamente superiore allo stato passivo dorso vagale o attivato del sistema simpatico. Unendosi ad altri importanti nervi cranici ha creato un sistema di ingaggio sociale che fornisce informazioni preziose per leggere la sicurezza dell’ambiente. La sicurezza non è più solo assenza di pericolo ma è la capacità di mettere un freno all’attivazione perché non ci possono essere gioco, fiducia, intimità, apertura, spontaneità dove non ci si sente al sicuro. Stephen Porges ipotizza che la persona nello spettro autistico si trovi in una condizione cronica di attivazione, come vivesse in una percezione di non-sicurezza: difficoltà a selezionare e leggere i segnali ambientali prima e difficoltà a individuare modalità efficaci per regolarsi dopo. In quest’ottica i disturbi nell’attenzione condivisa, nello sguardo sostenuto, nell’espressività, nella selezione dei suoni, correlati ricorrenti dello spettro autistico, parlano di come un sistema di ingaggio sociale inadeguato abbia ostacolato la formazione della sicurezza e di conseguenza indebolito il tono del nervo ventro-vagale, il freno del sistema simpatico. Partendo da questi presupposti è possibile immaginare interventi orientati al ripristino della percezione di sicurezza che favoriscano la capacità di leggerne e interpretarne i segnali.

AUTISMO E VIA VENTRALE DEL NERVO VAGO

TERRANEO, CHIARA
2025/2026

Abstract

Lo spettro autistico è stato oggetto di numerosi studi per determinarne le caratteristiche peculiari che ne permettessero la diagnosi; sono state indagate le cause organiche, ambientali, educative, alimentari o chimiche che potessero esserne alla base; sono state elaborate metodologie educative per favorire l’apprendimento e la socialità e messi a punto strumenti diagnostici che potessero intercettare, in età il più possibile precoce, gli indicatori salienti, così da anticipare l’impegno e ottenere i risultati migliori. La Teoria Polivagale di Porges spiega il funzionamento del nostro sistema nervoso autonomo ripercorrendo la storia evolutiva dell’uomo. Le strutture più arcaiche del cervello, quelle che condividiamo con i rettili, hanno fornito il substrato fisico alla percezione della sicurezza e del pericolo e permesso le risposte comportamentali funzionali alla situazione specifica: immobilizzazione/freezing e recupero. Attacco e fuga si resero possibili invece dall’attivazione degli organi coinvolti nel sistema simpatico. Ma nella filogenesi, dai mammiferi in poi, il nervo vago ha assunto una nuova funzione, gerarchicamente superiore allo stato passivo dorso vagale o attivato del sistema simpatico. Unendosi ad altri importanti nervi cranici ha creato un sistema di ingaggio sociale che fornisce informazioni preziose per leggere la sicurezza dell’ambiente. La sicurezza non è più solo assenza di pericolo ma è la capacità di mettere un freno all’attivazione perché non ci possono essere gioco, fiducia, intimità, apertura, spontaneità dove non ci si sente al sicuro. Stephen Porges ipotizza che la persona nello spettro autistico si trovi in una condizione cronica di attivazione, come vivesse in una percezione di non-sicurezza: difficoltà a selezionare e leggere i segnali ambientali prima e difficoltà a individuare modalità efficaci per regolarsi dopo. In quest’ottica i disturbi nell’attenzione condivisa, nello sguardo sostenuto, nell’espressività, nella selezione dei suoni, correlati ricorrenti dello spettro autistico, parlano di come un sistema di ingaggio sociale inadeguato abbia ostacolato la formazione della sicurezza e di conseguenza indebolito il tono del nervo ventro-vagale, il freno del sistema simpatico. Partendo da questi presupposti è possibile immaginare interventi orientati al ripristino della percezione di sicurezza che favoriscano la capacità di leggerne e interpretarne i segnali.
2025
Autism and the ventral vagal pathway
autismo
teoria polivagale
sicurezza
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/113895