Questo lavoro di tesi si concentra sull’indagare il fenomeno dell’auto-oggettivazione, introdotto dalla Teoria dell’Oggettivazione (Fredrickson & Roberts, 1997), e i vissuti emotivi negativi a cui questa è strettamente connessa, come la vergogna corporea. Entrambi i fenomeni sono cruciali nello sviluppo di diversi disagi psicologici, tra cui i disturbi alimentari: molte donne infatti adottano comportamenti alimentari disadattivi nel tentativo di sopprimere il sentimento di vergogna legato all’aspetto fisico. A tal fine il presente lavoro ha condotto una revisione sistematica degli studi presenti in letteratura, prendendo in considerazione diverse popolazioni femminili, tra cui donne con diagnosi di disturbi alimentari, donne dell’ambiente sportivo e donne della comunità femminista, oltre al macrogruppo generale della popolazione femminile. Questa scelta ha permesso di esplorare il fenomeno dell’auto-oggettivazione in contesti diversi, evidenziando sia i fattori di rischio sia i possibili fattori protettivi. I risultati emersi confermano il ruolo centrale dell’auto-oggettivazione e della vergogna corporea nello sviluppo e mantenimento di disturbi alimentari, pur evidenziando alcune differenze legate ai contesti di vita e ai fattori protettivi. In particolare, la vergogna corporea è emersa come snodo critico nella catena che collega l’auto-oggettivazione allo sviluppo di disturbi alimentari, mentre alcuni ambienti e identità, come l’appartenenza alla comunità femminista o la pratica sportiva orientata alla performance, possono talvolta attenuare tali effetti. In conclusione, questa tesi sottolinea la necessità di approcci di prevenzione che considerino non solo le dinamiche individuali, ma anche i modelli culturali e sociali che contribuiscono all'oggettivazione del corpo femminile.
Auto-oggettivazione e vergogna corporea: le implicazioni di questa relazione per i disturbi alimentari.
ABATI, COSTANZA
2024/2025
Abstract
Questo lavoro di tesi si concentra sull’indagare il fenomeno dell’auto-oggettivazione, introdotto dalla Teoria dell’Oggettivazione (Fredrickson & Roberts, 1997), e i vissuti emotivi negativi a cui questa è strettamente connessa, come la vergogna corporea. Entrambi i fenomeni sono cruciali nello sviluppo di diversi disagi psicologici, tra cui i disturbi alimentari: molte donne infatti adottano comportamenti alimentari disadattivi nel tentativo di sopprimere il sentimento di vergogna legato all’aspetto fisico. A tal fine il presente lavoro ha condotto una revisione sistematica degli studi presenti in letteratura, prendendo in considerazione diverse popolazioni femminili, tra cui donne con diagnosi di disturbi alimentari, donne dell’ambiente sportivo e donne della comunità femminista, oltre al macrogruppo generale della popolazione femminile. Questa scelta ha permesso di esplorare il fenomeno dell’auto-oggettivazione in contesti diversi, evidenziando sia i fattori di rischio sia i possibili fattori protettivi. I risultati emersi confermano il ruolo centrale dell’auto-oggettivazione e della vergogna corporea nello sviluppo e mantenimento di disturbi alimentari, pur evidenziando alcune differenze legate ai contesti di vita e ai fattori protettivi. In particolare, la vergogna corporea è emersa come snodo critico nella catena che collega l’auto-oggettivazione allo sviluppo di disturbi alimentari, mentre alcuni ambienti e identità, come l’appartenenza alla comunità femminista o la pratica sportiva orientata alla performance, possono talvolta attenuare tali effetti. In conclusione, questa tesi sottolinea la necessità di approcci di prevenzione che considerino non solo le dinamiche individuali, ma anche i modelli culturali e sociali che contribuiscono all'oggettivazione del corpo femminile.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/86535