In recent decades, the world of work has undergone profound transformations, driven by technological innovation and globalization. Professional activities have become increasingly digitalized, with growing reliance on automated tools and flexible, remote work arrangements. While these developments have brought advantages in terms of productivity and accessibility, they have also introduced new sources of psychological strain and have compromised workers' psycho-physical recovery (Sonnentag & Fritz, 2015). The pervasiveness of digital technologies has made work “always on,” extending job demands beyond formal working hours (Derks & Bakker, 2014). The concept of techno-invasion (Tarafdar et al., 2007) aptly captures this scenario, in which constant availability prevents the necessary mental detachment from work-related stressors (Sonnentag et al., 2010). Within this context, work-related rumination—defined as repetitive and involuntary thoughts about work events or tasks—has emerged as a critical factor for psychological well-being (Cropley & Zijlstra, 2011). According to the cognitive perseveration hypothesis (Brosschot et al., 2005), such thoughts sustain the stress response even in the absence of the original stressor. A particularly compelling issue concerns the relationship between rumination and work engagement, conceptualized as a positive and fulfilling work-related state of mind characterized by vigor, dedication, and absorption (Schaufeli et al., 2002). Although engagement is generally associated with positive outcomes, recent studies suggest that, under high job demands or in individuals with predisposing traits, it may also foster rumination, thereby increasing fatigue and work-related energy depletion (Bakker et al., 2014; Weigelt et al., 2019). The present work aims to explore this complex relationship by proposing a model in which rumination hinders recovery, leading to heightened mental fatigue and reduced engagement in subsequent days. The goal is to gain a deeper understanding of the psychological dynamics triggered by digital hyperconnectivity, with useful implications for promoting more sustainable forms of engagement.

Negli ultimi decenni, il mondo del lavoro ha subito profondi cambiamenti, guidati dall’innovazione tecnologica e dalla globalizzazione. Le attività professionali sono sempre più digitalizzate, con un crescente ricorso a strumenti automatizzati e a modalità di lavoro flessibili e da remoto. Sebbene questi sviluppi abbiano portato benefici in termini di produttività e accessibilità, hanno anche introdotto nuove fonti di pressione psicologica e compromesso il recupero psico-fisico dei lavoratori (Sonnentag & Fritz, 2015). La pervasività delle tecnologie digitali ha reso il lavoro “always on”, estendendo le richieste professionali anche al di fuori dell’orario formale (Derks & Bakker, 2014). Il concetto di techno-invasion (Tarafdar et al., 2007) descrive bene questo scenario, in cui la costante reperibilità impedisce il necessario distacco mentale dagli stressor lavorativi (Sonnentag et al., 2010). In questo contesto, la ruminazione legata al lavoro – ovvero il pensiero ripetitivo e involontario su eventi o compiti lavorativi – è emersa come un fattore critico per il benessere psicologico (Cropley & Zijlstra, 2011). Secondo l’ipotesi della perseverazione cognitiva (Brosschot et al., 2005), tali pensieri mantengono attiva la risposta di stress, anche in assenza dello stressor. Una questione particolarmente interessante riguarda il rapporto tra ruminazione e work engagement, inteso come uno stato positivo e motivante caratterizzato da vigore, dedizione e assorbimento (Schaufeli et al., 2002). Nonostante l’engagement sia generalmente associato a esiti positivi, recenti studi suggeriscono che, in presenza di carichi elevati o tratti individuali predisponenti, esso possa alimentare la ruminazione e, conseguentemente, affaticamento ed esaurimento energetico legati al lavoro (Bakker et al., 2014; Weigelt et al., 2019). Il presente elaborato si propone di esplorare questa complessa relazione, ipotizzando un modello in cui la ruminazione ostacola il recupero, incrementando l’affaticamento mentale e riducendo l’engagement nei giorni successivi. L’obiettivo è comprendere meglio le dinamiche psicologiche innescate dall’iperconnessione digitale, con implicazioni utili per promuovere forme di engagement sostenibili.

Dal work engagement all’affaticamento mentale: il ruolo della ruminazione lavorativa nei processi di recupero e work-life balance

ZAMINATO, BEATRICE
2024/2025

Abstract

In recent decades, the world of work has undergone profound transformations, driven by technological innovation and globalization. Professional activities have become increasingly digitalized, with growing reliance on automated tools and flexible, remote work arrangements. While these developments have brought advantages in terms of productivity and accessibility, they have also introduced new sources of psychological strain and have compromised workers' psycho-physical recovery (Sonnentag & Fritz, 2015). The pervasiveness of digital technologies has made work “always on,” extending job demands beyond formal working hours (Derks & Bakker, 2014). The concept of techno-invasion (Tarafdar et al., 2007) aptly captures this scenario, in which constant availability prevents the necessary mental detachment from work-related stressors (Sonnentag et al., 2010). Within this context, work-related rumination—defined as repetitive and involuntary thoughts about work events or tasks—has emerged as a critical factor for psychological well-being (Cropley & Zijlstra, 2011). According to the cognitive perseveration hypothesis (Brosschot et al., 2005), such thoughts sustain the stress response even in the absence of the original stressor. A particularly compelling issue concerns the relationship between rumination and work engagement, conceptualized as a positive and fulfilling work-related state of mind characterized by vigor, dedication, and absorption (Schaufeli et al., 2002). Although engagement is generally associated with positive outcomes, recent studies suggest that, under high job demands or in individuals with predisposing traits, it may also foster rumination, thereby increasing fatigue and work-related energy depletion (Bakker et al., 2014; Weigelt et al., 2019). The present work aims to explore this complex relationship by proposing a model in which rumination hinders recovery, leading to heightened mental fatigue and reduced engagement in subsequent days. The goal is to gain a deeper understanding of the psychological dynamics triggered by digital hyperconnectivity, with useful implications for promoting more sustainable forms of engagement.
2024
From Work Engagement to Mental Fatigue: The Role of Work-Related Rumination in Recovery Processes and Work-Life Balance
Negli ultimi decenni, il mondo del lavoro ha subito profondi cambiamenti, guidati dall’innovazione tecnologica e dalla globalizzazione. Le attività professionali sono sempre più digitalizzate, con un crescente ricorso a strumenti automatizzati e a modalità di lavoro flessibili e da remoto. Sebbene questi sviluppi abbiano portato benefici in termini di produttività e accessibilità, hanno anche introdotto nuove fonti di pressione psicologica e compromesso il recupero psico-fisico dei lavoratori (Sonnentag & Fritz, 2015). La pervasività delle tecnologie digitali ha reso il lavoro “always on”, estendendo le richieste professionali anche al di fuori dell’orario formale (Derks & Bakker, 2014). Il concetto di techno-invasion (Tarafdar et al., 2007) descrive bene questo scenario, in cui la costante reperibilità impedisce il necessario distacco mentale dagli stressor lavorativi (Sonnentag et al., 2010). In questo contesto, la ruminazione legata al lavoro – ovvero il pensiero ripetitivo e involontario su eventi o compiti lavorativi – è emersa come un fattore critico per il benessere psicologico (Cropley & Zijlstra, 2011). Secondo l’ipotesi della perseverazione cognitiva (Brosschot et al., 2005), tali pensieri mantengono attiva la risposta di stress, anche in assenza dello stressor. Una questione particolarmente interessante riguarda il rapporto tra ruminazione e work engagement, inteso come uno stato positivo e motivante caratterizzato da vigore, dedizione e assorbimento (Schaufeli et al., 2002). Nonostante l’engagement sia generalmente associato a esiti positivi, recenti studi suggeriscono che, in presenza di carichi elevati o tratti individuali predisponenti, esso possa alimentare la ruminazione e, conseguentemente, affaticamento ed esaurimento energetico legati al lavoro (Bakker et al., 2014; Weigelt et al., 2019). Il presente elaborato si propone di esplorare questa complessa relazione, ipotizzando un modello in cui la ruminazione ostacola il recupero, incrementando l’affaticamento mentale e riducendo l’engagement nei giorni successivi. L’obiettivo è comprendere meglio le dinamiche psicologiche innescate dall’iperconnessione digitale, con implicazioni utili per promuovere forme di engagement sostenibili.
Work Engagement
Ruminazione
Stanchezza mentale
Studio diaristico
Work-life balance
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/91006