La dieta BARF nasce dall’idea di Ian Billinghurst, nutrizionista, agronomo, veterinario, autore, docente, consulente nutrizionale americano, secondo cui la somministrazione di cibi crudi è l'unico approccio nutrizionale in grado di promuovere e sostenere una salute genuina ugualmente in tutte le specie animali. L’acronimo BARF ha due significati principali, che spiegano la filosofia di questo tipo di alimentazione: nella prima accezione, l’abbreviazione ha il significato di “Bone and Raw Food”, dall’inglese “ossa e cibo crudo”, mentre nella seconda assume il significato di “Biologically Appropriate Raw Food”, tradotto in italiano con “cibo crudo biologicamente appropriato”. Si può notare che entrambi vedono la carne cruda come elemento comune, la principale differenza risiede nel termine “biologicamente appropriato” che segnala come gli alimenti proposti all’animale siano quelli che esso mangerebbe se si trovasse nel suo habitat ideale. Lo schema generale della dieta BARF prevede infatti una razione composta dall’80-90% di prodotti di origine animale come carne, ossa polpose, cartilagini, frattaglie, organi interni (fegato, reni, cuore) che vengono serviti rigorosamente crudi e il restante 10-20% da prodotti vegetali. Morelli et al. ha indagato chiedendo ai proprietari (raccogliendo anche i dati di entrambi) quali fossero le principali motivazioni per cui hanno scelto di fornire RMBD ai loro cani ed è risultato quanto segue: il 26% ha affermato di voler rispettare la natura carnivora del cane (26%), di voler migliorare le condizioni di salute dell'animale (24%), di voler sostituire il cibo commerciale che era solito somministrare all’animale in quanto causa di problemi in passato (21%), di avere scarsa fiducia del cibo commerciale per animali (19%), di dover offrire un’alternativa al cibo commerciale in quanto rifiutato dal cane (6%) e il 4% ha indicato un altro motivo. Gli stessi proprietari hanno attribuito alla dieta BARF diversi benefici, sebbene in realtà non siano ancora ancora stati confermati dalla letteratura scientifica, tra cui quello di conoscere l’origine del cibo utilizzato, l’assenza di additivi e/o conservanti, la presenza di minime (se non nulle) quantità di carboidrati, spesso demonizzate dai “barfisti”, e una migliore salute dentale dei propri pet. È stato inoltre evidenziato che spesso pochi di essi si rivolgono a personale medico competente per la formulazione di queste diete e pertanto nella maggior parte dei casi risultano essere scadenti e inadeguate dal punto di vista nutrizionale, causando l’insorgenza di patologie più o meno rilevanti di origine nutrizionale e microbiologica; la manipolazione di carne cruda, infatti, se non effettuata con le giuste modalità e accortezze può aumentare il rischio di infezioni sia nell’animale che nel nucleo familiare con esso convivente. In conclusione quindi, per approcciarsi a questo tipo di dieta è indispensabile rivolgersi ad un veterinario nutrizionista affinchè vengano soddisfatti tutti i fabbisogni del cane, i quali variano da soggetto a soggetto, per tanto un attento e regolare colloquio medico – proprietario sta alla base della salute del proprio animale.
BARF: moda o scelta consapevole? Evidenze scientifiche, implicazioni cliniche e potenziali rischi associati alla somministrazione di diete a base di carne cruda nel cane.
VIVIAN, NOEMI
2024/2025
Abstract
La dieta BARF nasce dall’idea di Ian Billinghurst, nutrizionista, agronomo, veterinario, autore, docente, consulente nutrizionale americano, secondo cui la somministrazione di cibi crudi è l'unico approccio nutrizionale in grado di promuovere e sostenere una salute genuina ugualmente in tutte le specie animali. L’acronimo BARF ha due significati principali, che spiegano la filosofia di questo tipo di alimentazione: nella prima accezione, l’abbreviazione ha il significato di “Bone and Raw Food”, dall’inglese “ossa e cibo crudo”, mentre nella seconda assume il significato di “Biologically Appropriate Raw Food”, tradotto in italiano con “cibo crudo biologicamente appropriato”. Si può notare che entrambi vedono la carne cruda come elemento comune, la principale differenza risiede nel termine “biologicamente appropriato” che segnala come gli alimenti proposti all’animale siano quelli che esso mangerebbe se si trovasse nel suo habitat ideale. Lo schema generale della dieta BARF prevede infatti una razione composta dall’80-90% di prodotti di origine animale come carne, ossa polpose, cartilagini, frattaglie, organi interni (fegato, reni, cuore) che vengono serviti rigorosamente crudi e il restante 10-20% da prodotti vegetali. Morelli et al. ha indagato chiedendo ai proprietari (raccogliendo anche i dati di entrambi) quali fossero le principali motivazioni per cui hanno scelto di fornire RMBD ai loro cani ed è risultato quanto segue: il 26% ha affermato di voler rispettare la natura carnivora del cane (26%), di voler migliorare le condizioni di salute dell'animale (24%), di voler sostituire il cibo commerciale che era solito somministrare all’animale in quanto causa di problemi in passato (21%), di avere scarsa fiducia del cibo commerciale per animali (19%), di dover offrire un’alternativa al cibo commerciale in quanto rifiutato dal cane (6%) e il 4% ha indicato un altro motivo. Gli stessi proprietari hanno attribuito alla dieta BARF diversi benefici, sebbene in realtà non siano ancora ancora stati confermati dalla letteratura scientifica, tra cui quello di conoscere l’origine del cibo utilizzato, l’assenza di additivi e/o conservanti, la presenza di minime (se non nulle) quantità di carboidrati, spesso demonizzate dai “barfisti”, e una migliore salute dentale dei propri pet. È stato inoltre evidenziato che spesso pochi di essi si rivolgono a personale medico competente per la formulazione di queste diete e pertanto nella maggior parte dei casi risultano essere scadenti e inadeguate dal punto di vista nutrizionale, causando l’insorgenza di patologie più o meno rilevanti di origine nutrizionale e microbiologica; la manipolazione di carne cruda, infatti, se non effettuata con le giuste modalità e accortezze può aumentare il rischio di infezioni sia nell’animale che nel nucleo familiare con esso convivente. In conclusione quindi, per approcciarsi a questo tipo di dieta è indispensabile rivolgersi ad un veterinario nutrizionista affinchè vengano soddisfatti tutti i fabbisogni del cane, i quali variano da soggetto a soggetto, per tanto un attento e regolare colloquio medico – proprietario sta alla base della salute del proprio animale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/93865