L’hate speech online, considerato come un problema relazionale pervasivo, in grado di favorire la stigmatizzazione e l’emarginazione delle comunità oggetto d’odio, risulta strettamente connesso alle modalità di self-presentation nell’ambiente digitale, intese come delle strategie finalizzate a mostrare aspetti di sé desiderabili, con l’obiettivo di massimizzare il riscontro positivo da parte degli altri utenti e di favorire il confronto con i pari. Adolescenti impegnati in compiti di sviluppo quali l’esplorazione dell’identità nei contesti digitali, possono risultare particolarmente vulnerabili all’esposizione a commenti negativi e al rifiuto sociale, caratteristiche tipiche dell’ansia sociale. La letteratura, tuttavia, non ha ancora sondato in modo approfondito le relazioni che intercorrono tra queste tre variabili. Il presente elaborato si propone di analizzare le connessioni tra chi è vittima di hate speech online, le modalità di self-presentation adottate nel contesto digitale e i sintomi d’ansia sociale. A tal proposito, è stato preso in considerazione un campione di adolescenti italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni, ai quali è stato somministrato un questionario self-report volto a misurare diverse variabili, tra cui la paura del giudizio negativo e l’evitamento sociale, sottoscale dell’ansia sociale, le esperienze di vittimizzazione o perpetrazione da hate speech online e le modalità di self-presentation adottate nei contesti digitali, come la presentazione di sé ideale o di multipli sé. I risultati verranno discussi alla luce delle ipotesi teoriche e della letteratura scientifica di riferimento. Saranno infine delineate le limitazioni di questo studio, le indicazioni per la ricerca futura e le implicazioni per gli interventi.
Hate speech e self-presentation tra adolescenti: uno studio sul ruolo dell’ansia sociale nei contesti digitali
BONINSEGNA, SOFIA
2024/2025
Abstract
L’hate speech online, considerato come un problema relazionale pervasivo, in grado di favorire la stigmatizzazione e l’emarginazione delle comunità oggetto d’odio, risulta strettamente connesso alle modalità di self-presentation nell’ambiente digitale, intese come delle strategie finalizzate a mostrare aspetti di sé desiderabili, con l’obiettivo di massimizzare il riscontro positivo da parte degli altri utenti e di favorire il confronto con i pari. Adolescenti impegnati in compiti di sviluppo quali l’esplorazione dell’identità nei contesti digitali, possono risultare particolarmente vulnerabili all’esposizione a commenti negativi e al rifiuto sociale, caratteristiche tipiche dell’ansia sociale. La letteratura, tuttavia, non ha ancora sondato in modo approfondito le relazioni che intercorrono tra queste tre variabili. Il presente elaborato si propone di analizzare le connessioni tra chi è vittima di hate speech online, le modalità di self-presentation adottate nel contesto digitale e i sintomi d’ansia sociale. A tal proposito, è stato preso in considerazione un campione di adolescenti italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni, ai quali è stato somministrato un questionario self-report volto a misurare diverse variabili, tra cui la paura del giudizio negativo e l’evitamento sociale, sottoscale dell’ansia sociale, le esperienze di vittimizzazione o perpetrazione da hate speech online e le modalità di self-presentation adottate nei contesti digitali, come la presentazione di sé ideale o di multipli sé. I risultati verranno discussi alla luce delle ipotesi teoriche e della letteratura scientifica di riferimento. Saranno infine delineate le limitazioni di questo studio, le indicazioni per la ricerca futura e le implicazioni per gli interventi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/96155