Il presente elaborato indaga gli effetti dell'etichetta "incel" (involuntary celibate) sulla percezione sociale di un individuo fittizio, contribuendo alla letteratura sull'etichettamento sociale, la formazione delle impressioni e gli stereotipi di genere. Il quadro teorico si sviluppa lungo tre assi: la subcultura incel e la sua evoluzione ideologica, i processi di etichettamento e stigmatizzazione sociale, e i meccanismi cognitivi attraverso cui le categorie sociali orientano la formazione delle impressioni e l'attribuzione di genere. La ricerca ha adottato un disegno sperimentale between-subjects con due condizioni: nella condizione sperimentale, i partecipanti hanno letto una vignetta descrivente un individuo di nome Sam, nome scelto per la sua relativa neutralità di genere, che si autodefiniva incel; nella condizione di controllo, gli stessi materiali erano presentati senza alcun riferimento all'etichetta. Il campione finale era composto da 719 partecipanti di lingua italiana, reclutati tramite campionamento a valanga. Le variabili dipendenti includevano una misura di valutazione affettiva (Feeling Thermometer), una misura di vicinanza sociale percepita (IOS Scale), una checklist di 99 aggettivi per l'attribuzione di tratti, un item di inferenza di genere e la Generic Conspiracist Beliefs Scale come variabile individuale di controllo. I risultati mostrano che l'esposizione all'etichetta "incel" produce una valutazione affettiva significativamente più negativa e una maggiore distanza sociale percepita, nonché una maggiore attribuzione di tratti riconducibili a ostilità e minaccia percepita, incompetenza percepita e stigmatizzazione sociale, accompagnata da una riduzione dei tratti di calore e prosocialità. La quasi totalità dei partecipanti attribuisce a Sam un genere maschile in entrambe le condizioni, suggerendo che tale inferenza rifletta un bias cognitivo di base indipendente dall'etichetta. Il pensiero cospirazionista non modera l'effetto dell'etichetta, mentre la familiarità pregressa con il termine ne amplifica l'effetto stigmatizzante. Nel complesso, le evidenze ottenute confermano il potere strutturante delle etichette sociali nella percezione interpersonale, evidenziando come la semplice esposizione a una categoria stigmatizzata sia sufficiente a orientare sistematicamente il giudizio sociale indipendentemente dalle caratteristiche individuali del target.
L’etichetta incel e la formazione delle impressioni sociali: uno studio sperimentale sugli stereotipi e l’attribuzione di tratti
HUANG, SOFIA JIA YANG
2025/2026
Abstract
Il presente elaborato indaga gli effetti dell'etichetta "incel" (involuntary celibate) sulla percezione sociale di un individuo fittizio, contribuendo alla letteratura sull'etichettamento sociale, la formazione delle impressioni e gli stereotipi di genere. Il quadro teorico si sviluppa lungo tre assi: la subcultura incel e la sua evoluzione ideologica, i processi di etichettamento e stigmatizzazione sociale, e i meccanismi cognitivi attraverso cui le categorie sociali orientano la formazione delle impressioni e l'attribuzione di genere. La ricerca ha adottato un disegno sperimentale between-subjects con due condizioni: nella condizione sperimentale, i partecipanti hanno letto una vignetta descrivente un individuo di nome Sam, nome scelto per la sua relativa neutralità di genere, che si autodefiniva incel; nella condizione di controllo, gli stessi materiali erano presentati senza alcun riferimento all'etichetta. Il campione finale era composto da 719 partecipanti di lingua italiana, reclutati tramite campionamento a valanga. Le variabili dipendenti includevano una misura di valutazione affettiva (Feeling Thermometer), una misura di vicinanza sociale percepita (IOS Scale), una checklist di 99 aggettivi per l'attribuzione di tratti, un item di inferenza di genere e la Generic Conspiracist Beliefs Scale come variabile individuale di controllo. I risultati mostrano che l'esposizione all'etichetta "incel" produce una valutazione affettiva significativamente più negativa e una maggiore distanza sociale percepita, nonché una maggiore attribuzione di tratti riconducibili a ostilità e minaccia percepita, incompetenza percepita e stigmatizzazione sociale, accompagnata da una riduzione dei tratti di calore e prosocialità. La quasi totalità dei partecipanti attribuisce a Sam un genere maschile in entrambe le condizioni, suggerendo che tale inferenza rifletta un bias cognitivo di base indipendente dall'etichetta. Il pensiero cospirazionista non modera l'effetto dell'etichetta, mentre la familiarità pregressa con il termine ne amplifica l'effetto stigmatizzante. Nel complesso, le evidenze ottenute confermano il potere strutturante delle etichette sociali nella percezione interpersonale, evidenziando come la semplice esposizione a una categoria stigmatizzata sia sufficiente a orientare sistematicamente il giudizio sociale indipendentemente dalle caratteristiche individuali del target.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109731