La self-compassion si configura come una disposizione psicologica multidimensionale, composta da self-kindness, senso di comune umanità e mindfulness, distinta sia dall’autostima che dall’autocritica e dotata di una caratteristica peculiare: la malleabilità, ossia la possibilità di essere appresa e incrementata attraverso interventi mirati. Il presente lavoro si propone di esaminare tale costrutto come risorsa psicologica nel contesto lavorativo, con particolare attenzione al suo ruolo protettivo nei confronti delle madri lavoratrici. L’elaborato si articola in tre capitoli. Il primo ricostruisce l’evoluzione storica e teorica della self-compassion, dalle radici buddhiste alla sua operazionalizzazione scientifica, illustrandone i modelli di riferimento (Neff e Gilbert) e la distinzione da costrutti affini. Il secondo colloca il costrutto nel contesto organizzativo, evidenziandone il ruolo di moderatore e mediatore nelle relazioni tra stressori interpersonali (inciviltà, ostracismo), esaurimento emotivo ed esiti lavorativi, e presentando le principali tipologie di intervento (scrittura riflessiva, programma Mindful Self-Compassion). Il terzo capitolo approfondisce le sfide specifiche delle madri lavoratrici – conflitto lavoro-famiglia, cultura del motheringintensivo, senso di colpa genitoriale – e presenta come caso applicativo lo studio di Balzarotti et al. (2025), un intervento breve e da remoto di self-compassion che ha mostrato risultati promettenti in termini di fattibilità, accettabilità e miglioramento del benessere. Nel complesso, l’analisi della letteratura conferma la self-compassion come risorsa protettiva rilevante per il benessere lavorativo, sottolineando al contempo la necessità di studi randomizzati e controllati e di interventi specificamente calibrati sulle sfide identitarie delle madri lavoratrici.
Self-compassion come risorsa psicologica nel contesto lavorativo: dalla teoria agli interventi per le madri lavoratrici
PIROLA, ANNA
2025/2026
Abstract
La self-compassion si configura come una disposizione psicologica multidimensionale, composta da self-kindness, senso di comune umanità e mindfulness, distinta sia dall’autostima che dall’autocritica e dotata di una caratteristica peculiare: la malleabilità, ossia la possibilità di essere appresa e incrementata attraverso interventi mirati. Il presente lavoro si propone di esaminare tale costrutto come risorsa psicologica nel contesto lavorativo, con particolare attenzione al suo ruolo protettivo nei confronti delle madri lavoratrici. L’elaborato si articola in tre capitoli. Il primo ricostruisce l’evoluzione storica e teorica della self-compassion, dalle radici buddhiste alla sua operazionalizzazione scientifica, illustrandone i modelli di riferimento (Neff e Gilbert) e la distinzione da costrutti affini. Il secondo colloca il costrutto nel contesto organizzativo, evidenziandone il ruolo di moderatore e mediatore nelle relazioni tra stressori interpersonali (inciviltà, ostracismo), esaurimento emotivo ed esiti lavorativi, e presentando le principali tipologie di intervento (scrittura riflessiva, programma Mindful Self-Compassion). Il terzo capitolo approfondisce le sfide specifiche delle madri lavoratrici – conflitto lavoro-famiglia, cultura del motheringintensivo, senso di colpa genitoriale – e presenta come caso applicativo lo studio di Balzarotti et al. (2025), un intervento breve e da remoto di self-compassion che ha mostrato risultati promettenti in termini di fattibilità, accettabilità e miglioramento del benessere. Nel complesso, l’analisi della letteratura conferma la self-compassion come risorsa protettiva rilevante per il benessere lavorativo, sottolineando al contempo la necessità di studi randomizzati e controllati e di interventi specificamente calibrati sulle sfide identitarie delle madri lavoratrici.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109766