La sincronia interpersonale è il coordinamento ritmico e temporale di pensieri, emozioni, azioni e processi fisiologici tra due o più individui (Ackerman & Bargh, 2010; Bernieri & Rosenthal, 1991; Palumbo et al., 2017). Emerge fin dalle prime interazioni tra il caregiver e il neonato ed è alla base dello sviluppo affettivo, cognitivo e comunicativo. Nell’elaborato si approfondisce il ruolo della sincronia interpersonale sia nello sviluppo tipico sia nel contesto del disturbo dello spettro autistico (ASD), che è caratterizzato da profonde difficoltà (Fitzpatrick et al., 2016; Zampella et al., 2020). Inizialmente, viene definita che cos’è la sincronia interpersonale, si analizza attraverso le sue funzioni interpersonali ed intrapersonali per poi trattare le diverse dimensioni comportamentali, neurali e fisiologiche. Dopo aver delineato lo sviluppo della sincronia interpersonale nello sviluppo tipico, vengono presentate le diverse teorie del disturbo dello spettro autistico che si basano su modelli cognitivi, motivazionali e neurocomputazionali (Baron-Cohen et al., 2000; Frith & Happé, 1994 ). Attraverso le evidenze teoriche ed empiriche, si esaminano le diverse difficoltà nella sincronia interpersonale nei soggetti con ASD, tra cui difficoltà nell’attenzione, nella percezione temporale, nell’elaborazione percettiva e nel coordinamento motorio (Fournier et al., 2010; Allman & Falter, 2015; Feldman et al., 2018). Particolare attenzione è posta ai modelli più recenti, come quello del cervello bayesiano, per il quale non si tratta di deficit unilaterali, ma bensì di un disallineamento bidirezionale (Van de Cruys et al., 2014; Pellicano & Burr, 2012). Per questo motivo viene analizzata sia l’ipotesi della ‘de-sintonizzazione dialettica’ (Bolis et al.,2018) sia il problema della doppia empatia (Milton, 2012). Infine, vengono presentati diversi interventi terapeutici per promuovere gli effetti positivi della sincronia in soggetti con ASD come l’utilizzo di esperienze ritmiche condivise (Yoo & Kim, 2018), l’Early Start Denver Model in Gruppo (G-ESDM) (Vivanti et al., 2017) e i training sulle abilità sociali (SST) (White, Keonig & Scahill, 2007). In conclusione, la sincronia interpersonale è una risorsa evolutiva cruciale e deve essere interpretata come un costrutto intrinsecamente diadico. È necessario ridefinire la relazione tra soggetti neurotipici e neurodivergenti poiché le difficoltà nella sincronia non derivano solo dalla persona autistica, ma anche dalla mancanza di adattamento reciproco nei contesti sociali.
Sincronia interpersonale nello sviluppo tipico e nel disturbo dello spettro autistico
GAVAZZI, GIORGIA
2024/2025
Abstract
La sincronia interpersonale è il coordinamento ritmico e temporale di pensieri, emozioni, azioni e processi fisiologici tra due o più individui (Ackerman & Bargh, 2010; Bernieri & Rosenthal, 1991; Palumbo et al., 2017). Emerge fin dalle prime interazioni tra il caregiver e il neonato ed è alla base dello sviluppo affettivo, cognitivo e comunicativo. Nell’elaborato si approfondisce il ruolo della sincronia interpersonale sia nello sviluppo tipico sia nel contesto del disturbo dello spettro autistico (ASD), che è caratterizzato da profonde difficoltà (Fitzpatrick et al., 2016; Zampella et al., 2020). Inizialmente, viene definita che cos’è la sincronia interpersonale, si analizza attraverso le sue funzioni interpersonali ed intrapersonali per poi trattare le diverse dimensioni comportamentali, neurali e fisiologiche. Dopo aver delineato lo sviluppo della sincronia interpersonale nello sviluppo tipico, vengono presentate le diverse teorie del disturbo dello spettro autistico che si basano su modelli cognitivi, motivazionali e neurocomputazionali (Baron-Cohen et al., 2000; Frith & Happé, 1994 ). Attraverso le evidenze teoriche ed empiriche, si esaminano le diverse difficoltà nella sincronia interpersonale nei soggetti con ASD, tra cui difficoltà nell’attenzione, nella percezione temporale, nell’elaborazione percettiva e nel coordinamento motorio (Fournier et al., 2010; Allman & Falter, 2015; Feldman et al., 2018). Particolare attenzione è posta ai modelli più recenti, come quello del cervello bayesiano, per il quale non si tratta di deficit unilaterali, ma bensì di un disallineamento bidirezionale (Van de Cruys et al., 2014; Pellicano & Burr, 2012). Per questo motivo viene analizzata sia l’ipotesi della ‘de-sintonizzazione dialettica’ (Bolis et al.,2018) sia il problema della doppia empatia (Milton, 2012). Infine, vengono presentati diversi interventi terapeutici per promuovere gli effetti positivi della sincronia in soggetti con ASD come l’utilizzo di esperienze ritmiche condivise (Yoo & Kim, 2018), l’Early Start Denver Model in Gruppo (G-ESDM) (Vivanti et al., 2017) e i training sulle abilità sociali (SST) (White, Keonig & Scahill, 2007). In conclusione, la sincronia interpersonale è una risorsa evolutiva cruciale e deve essere interpretata come un costrutto intrinsecamente diadico. È necessario ridefinire la relazione tra soggetti neurotipici e neurodivergenti poiché le difficoltà nella sincronia non derivano solo dalla persona autistica, ma anche dalla mancanza di adattamento reciproco nei contesti sociali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/91504