Il presente studio ha indagato l'architettura del Face-Space infantile attraverso la tecnica del Multidimensional Scaling (MDS), analizzando come i bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni organizzano spazialmente i volti appartenenti a diversi gruppi sociali (afrodiscendenti, italiani, asiatici e latinoamericani). La metodologia ha previsto l’utilizzo di due task sperimentali: un compito di valutazione di similarità dei volti e un compito di attribuzione di tratti (positivi e negativi). La mappatura spaziale emersa suggerisce che il colore della pelle rappresenti il criterio organizzatore primario dello spazio psicologico dei volti. I risultati hanno inoltre disconfermato le ipotesi relative all'effetto di omogeneità dell’outgroup (OHE) e all'effetto di omogeneità dei gruppi di minoranza (MHE): i partecipanti, infatti non hanno mostrato differenze nella percezione di similarità tra i membri dell’outgroup e dell’ingroup, dimostrando all'opposto una capacità di discriminazione intergruppi. Sul piano attitudinale, è emerso un marcato favoritismo per l'ingroup, associato a un maggior numero di tratti positivi e a un minor numero di tratti negativi. Parallelamente, i dati hanno smentito le previsioni circa l'MHE negli atteggiamenti: le triadi miste hanno ricevuto il minor numero di risposte estreme, suggerendo che la presenza di diversità etnica agisca come fattore di mitigazione della polarizzazione dei giudizi sociali. In conclusione, il lavoro sottolinea il ruolo determinante del set sperimentale. I risultati ottenuti, infatti, possono essere interpretati alla luce dell'attivazione di processi motivazionali orientati alla protezione dell'identità sociale, verosimilmente favoriti sia dalla natura del compito proposto (similarità globale), sia dalla condizione di confronto con tre gruppi esterni, che ha configurato l'ingroup come una "minoranza sperimentale".
L’architettura del Face-Space infantile: categorizzazione intergruppi dei volti in un campione dai 3 agli 8 anni
BONATO, CHIARA
2025/2026
Abstract
Il presente studio ha indagato l'architettura del Face-Space infantile attraverso la tecnica del Multidimensional Scaling (MDS), analizzando come i bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni organizzano spazialmente i volti appartenenti a diversi gruppi sociali (afrodiscendenti, italiani, asiatici e latinoamericani). La metodologia ha previsto l’utilizzo di due task sperimentali: un compito di valutazione di similarità dei volti e un compito di attribuzione di tratti (positivi e negativi). La mappatura spaziale emersa suggerisce che il colore della pelle rappresenti il criterio organizzatore primario dello spazio psicologico dei volti. I risultati hanno inoltre disconfermato le ipotesi relative all'effetto di omogeneità dell’outgroup (OHE) e all'effetto di omogeneità dei gruppi di minoranza (MHE): i partecipanti, infatti non hanno mostrato differenze nella percezione di similarità tra i membri dell’outgroup e dell’ingroup, dimostrando all'opposto una capacità di discriminazione intergruppi. Sul piano attitudinale, è emerso un marcato favoritismo per l'ingroup, associato a un maggior numero di tratti positivi e a un minor numero di tratti negativi. Parallelamente, i dati hanno smentito le previsioni circa l'MHE negli atteggiamenti: le triadi miste hanno ricevuto il minor numero di risposte estreme, suggerendo che la presenza di diversità etnica agisca come fattore di mitigazione della polarizzazione dei giudizi sociali. In conclusione, il lavoro sottolinea il ruolo determinante del set sperimentale. I risultati ottenuti, infatti, possono essere interpretati alla luce dell'attivazione di processi motivazionali orientati alla protezione dell'identità sociale, verosimilmente favoriti sia dalla natura del compito proposto (similarità globale), sia dalla condizione di confronto con tre gruppi esterni, che ha configurato l'ingroup come una "minoranza sperimentale".| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109667